LA FAME EMOTIVA

LA FAME EMOTIVA

La fame emotiva non riguarda la mancanza di volontà.

Per fame emotiva o fame nervosa, si intende un comportamento alimentare particolare che è quello di utilizzare il cibo non per calmare la sensazione di “fame”, ma per fronteggiare le emozioni che nel “vivere quotidiano” la persona incontra. In altre parole, questo fenomeno trae origine da una errata gestione della propria emotività, che, come strategia adotta l’introito o l’abuso di cibo, come “valvola di sfogo”. E’ incredibile ma nove volte su dieci, le persone mangiano non perché sono realmente affamate, ma perché una forte emozione le ha spinte verso il frigorifero. La fame emotiva nasce quindi, da una difficoltà di base, insita nella persona, di gestire in un modo adeguato e salutare la totalità delle emozioni, sia quelle negative (rabbia, tristezza, ansia ecc.) sia quelle positive (gioia, allegria ecc.). L’assunzione di cibo, a questo punto, non viene più regolata dalla sensazione tipica di fame, ma da un disagio emotivo, alle volte poco chiaro anche alla persona. . Questo, tuttavia, non significa che alla base di ogni forma di disordine alimentare ci siano solo fattori emotivi, bensì anche altre variabili quali, l’ereditarietà,la costituzione, la quantità di attività fisica.

Nella “fame biologica”, invece, il meccanismo di assumere cibo si arresta quando la quantità assunta è adeguata alle proprie necessità energetiche.La fameè un segnale fisiologico naturale, che abbiamo tutti in dotazione sin dalla nascita, che ci aiuta a sopravvivere! E’ come la spia della benzina della macchina, ci avverte quando il carburante entra nella zona di riserva e ci dice di “fare il pieno”! Ciò avviene per una regolazione “interna” dell’equilibrio fame-sazietà, che molte volte invece, negli individui con episodi di fame nervosa risulta alterato.

La fame emotiva può essere scatenata da una o più emozioni. Essa può protrarsi per un periodo di tempo di lunghezza variabile, da alcuni minuti, ad alcune ore, dopo l’insorgere dello stato emozionale. Può suscitare la voglia di un cibo specifico, di un alimento di una determinata categoria, oppure il desiderio generico dell’atto di cibarsi in sé. Sembra che gli episodi di fame emotiva siano più ricorrenti tra le donne, in relazione a vissuti d’ansia, inquietudine, sentimenti negativi verso se stessi, rabbia, disagio generico, in concomitanza con una dieta molto restrittiva, o alternata a periodi di grandi abbuffate. In quest’ultimo caso, in particolare, sembra che la deprivazione di cibo renda più sensibili agli stimoli alimentari, che vengono percepiti più piacevoli, rispetto alla media. Pare, inoltre, che le persone soggette a tali episodi siano particolarmente suscettibili a intensi sbalzi d’ansia e di depressione. La fame emotiva si presenta secondo alcuni schemi temporali, specifici per ogni soggetto, in particolare: nel pomeriggio, alla sera, prima o dopo cena, oppure, in modo intermittente, nel corso della giornata. Al termine dell’episodio di fame emotiva, i vissuti più ricorrenti sono: il sentirsi soprappeso, la rabbia nei propri confronti, la stanchezza, il senso di colpa. Nonostante le possibili conseguenze negative connesse, l’abbuffata permette di raggiungere, in modo più o meno consapevole, un obiettivo: distrarsi, almeno per un periodo di tempo, dalle proprie emozioni negative. Una gratificazione immediata ma purtroppo di breve durata perché lo stato emotivo negativo non sparisce nel nulla e neanche il problema da risolvere.

E’ raro che una Felicità si posi proprio sul desiderio che l’aveva invocata”.

MARCEL PROUST

La Fame emotiva ha queste tre caratteristiche:

  • Arriva in modo abbastanza improvviso;

  • Crea l’impulso urgente di ingerire cibo (qualunque cosa sia a portata di mano);

  • Non si placa dopo aver mangiato.

Al contrario la fame naturale/fisiologica:

  • Compare in modo graduale;

  • Può aspettare per essere soddisfatta;

  • Dopo avere ingerito cibo non c’è più la fame ma la sensazione di sazietà.

Quando riconoscete che la fame è di tipo emotivo sappiate che E’ INUTILE MANGIARE! Non è il vostro corpo che ve lo sta chiedendo ma la vostra mente , ingerire cibo non è che un palliativo per la mente (che invece avrebbe bisogno di risolvere il problema in altro modo!) e un serio danno per il vostro corpo!


Esistono alcuni Modelli tipici di Fame Emotiva:

  1. LO SPUNTINO FURTIVO:

E’ abbastanza comune, si verifica maggiormente nella seconda parte del pomeriggio, di sera o tarda notte. Quando si rallenta il passo, nei fine settimana e nei giorni di vacanza, la fame emotiva può iniziare nel pomeriggio, ma è rara di mattina ( la mattina e il primo pomeriggio sono momenti “sicuri”);

  1. PASCOLARE:

E’ una fame emotiva intermittente, in parecchi luoghi differenti in tutto l’arco della giornata, è un modello meno problematico di alimentazione ma ugualmente importante;
 

  1. L’ABBUFFATA:

E’ definita come l’ingestione rapida di una grande quantità di cibo in un breve periodo di tempo. Si svolge di solito in segretezza ed è caratterizzata dalla sensazione di una fame incontrollata. Chi si abbuffa prova senso di colpa e vergogna verso sé. La maggior parte delle persone che si abbuffano tenta di controllare il proprio peso mettendosi rigorosamente a dieta, oppure imponendosi il digiuno. E inevitabilmente la dieta rigorosa crea le migliori condizioni per una successiva abbuffata;
 

  1. LO SPUNTINO NOTTURNO:

Situazioni in cui dopo cena sale un’ansia non definita cha porta a mangiare, e che aumenta man mano che la sera avanza. Spesso sono persone agitate e non riescono a dormire, e rimangono sveglie a mangiucchiare fino a tardi. Non sono in grado di tornare a dormire senza mangiare.
 

Cibo ed emozioni: la circolarità di un rapporto

Esiste un rapporto circolare tra emozioni e abitudini alimentari: determinati vissuti emotivi possono indurre il desiderio di alcuni cibi e questi, a loro volta, sono in grado di influire, almeno in parte, sullo stato emotivo. Una ricerca ha rilevato che la gioia induce a consumare cioccolato e a valutarlo come particolarmente gustoso e stimolante, mentre la tristezza sembra diminuire l’appetito per esso. Quindi, sembra che la qualità delle emozioni sia in grado di influenzare la motivazione a mangiare e le risposte affettive a consumare il cioccolato. Anche le emozioni della vita quotidiana sono in grado di influire ampiamente sulla qualità e sulla quantità di cibo assunto, in qualsiasi fase e contesto di vita. Sulla medesima linea si collocano i risultati di altri studi che hanno evidenziato vissuti di piacevolezza connessi all’alimentarsi, in concomitanza con la gioia. A sua volta, l’assunzione di determinati alimenti è in grado di influenzare lo stato emotivo. Per esempio, i pasti ricchi di grassi richiamano notevoli quantità di sangue dal cervello allo stomaco e all’intestino, al punto da indurre un rallentamento dell’attività cerebrale, con conseguente sonnolenza e apatia. L’assunzione di carboidrati, invece, è in grado di indurre un senso di tranquillità e di benessere, perché contribuisce ad elevare il livello di serotonina nel sangue. Alcune sostanze potenzialmente dannose per l’equilibrio psicofisico sembrano essere il saccarosio e la caffeina, che inducono un aumento di episodi di stanchezza, malumore, nervosismo e depressione.

LA DIETA PUO’ RENDERVI PIU’ EMOTIVI DEL NORMALE
 
Oggi è considerato “normale”, nella nostra società, preoccuparsi del proprio peso e fare ogni sforzo per modificarlo. Le diete possono produrre parecchie spiacevoli conseguenze psicologiche, ma nessuno vi avverte di questo quando si comincia una dieta. In genere le diete o le cure dimagranti vengono presentate come miracolose. Importante è però considerare l’effetto che le diete hanno sulla Fame Emotiva:
 
 
Dieta e Depressione
La depressione è una frequente conseguenza della dieta, in particolare quando il dimagrimento è rapido. Le persone che cercano di dimagrire possono avere diversi disturbi emotivi, i principali sono ansia seguita dalla depressione. In alcuni casi l’ansia potrebbe essere preceduta da un periodo di leggera euforia , da un aumentato livello di attività e da sensazioni di benessere. Questo buon umore potrebbe durare settimane o mesi, ed essere poi inevitabilmente seguito da un periodo di ansia e quindi da una depressione che potrebbe durare per diversi mesi anche dopo la fine della dieta. La sensazione di depressione, solitudine e noia aumentano significativamente prima degli episodi di abbuffata. Quando si è a dieta si diventa più emotivi e quando si prova una emozione negativa e c’è del cibo disponibile, è più probabile esser portati a mangiare.
 
Dieta e Iperemotività
La dieta può rendervi più emotivi del normale. La ricerca suggerisce che un alto livello di restrizione influisce sulla crescita delle reazioni emotive, così come sulla maggiore probabilità di perdere il controllo sull’alimentazione. Infatti, l’iperemotività va considerata essa stessa una conseguenza della dieta. La dieta è un fattore di stress, una fonte di frustrazione e un consumo di quelle risorse di un individuo disponibili per gestire le urgenze (emotive) quotidiane.
 
Dieta e paura
Una ricerca inglese condotta su 3 gruppi di donne in sovrappeso (solo un gruppo in dieta), ha dimostrato che le donne del gruppo in dieta quando videro un film dell’orrore (“Shining”), mangiarono una quantità tripla di caramelle e noccioline rispetto delle donne degli altri gruppi. I risultati suggeriscono che una situazione spaventosa, perfino un film impressionante, può scatenare una abbuffata tra le persone a dieta. Se decidete di restringere la vostra alimentazione siete ad alto rischio di fame emotiva scatenata dalla paura, Se intendete continuare la dieta, avete bisogno di imparare alcune tecniche per gestire le situazioni di paura o di ansia senza ricorrere al cibo.

Alla base della fame emotiva

Il rapporto con il cibo di ciascuno ha origini assai lontane nel tempo. Se il cibo viene utilizzato, fin dall’infanzia, come gratificazione, conforto, sostituto dell’affetto, arma di ricatto, di offesa, può sorgere un rapporto distorto con il cibo e con l’atto dell’alimentarsi in generale. Dal momento in cui un genitore offre per la prima volta un biscotto o una caramella ad un bambino per consolarlo e zittirlo, il cibo diventa un modo per nutrire, oltre che il corpo, anche lo spirito. Fin dai tempi antichi il cibo viene usato per festeggiare, calmare, per alleviare la noia e la depressione, e come consolazione nei momenti di tristezza e angoscia. Questo tipo di comportamento non è insolito. Accettare una fetta di torta di compleanno quando sarebbe antisociale rifiutare, premiarsi con del cioccolato o dei biscotti al termine di un lavoro faticoso, bere un bicchiere di vino o di birra per essere più socievoli, sono tutti comportamenti normali. In questo senso, alcune abitudini assunte precocemente possono diventare particolarmente deleterie e difficili da sradicare.


Esistono, inoltre, anche fattori culturali e sociali, che possono influire sul rapporto con la sfera alimentare. La tendenza a volersi adeguare a tutti i costi a modelli stereotipati di immagini maschili e femminili socialmente approvati, può indurre a seguire regimi alimentari poco salutari. Le diete squilibrate, a loro volta, espongono a maggiori rischi di turbamenti emotivi che, di conseguenza, accentuano l’intensità e la frequenza degli episodi di fame emotiva.


Sono state identificate “5 situazioni” tipo e le relative emozioni che portano a mangiare:
1 SOCIALE quando ci troviamo con gli altri per esempio per le feste o in varie occasioni (riunioni,partite,battesimi,natale …) e siamo incoraggiati a mangiare o lo facciamo per non sentirci diversi.
2 EMOTIVA quando mangiamo perché siamo annoiati,tesi,depressi,arrabbiati,ci sentiamo soli  o in ansia o sentiamo un vuoto in genere affettivo.
3 OGGETTIVA quando mangiamo perché siamo di fronte ad uno stimolo alimentare, per esempio al ristorante o mentre passiamo davanti a una pasticceria oppure alla sera mentre guardiamo la Tv
4 MENTALE quando mangiamo in risposta a pensieri negativi (non valgo, non sono capace, non ce la farò a …)
5 FISIOLOGICA quando la fame e’ dovuta a medicine che stiamo assumendo o perché abbiamo saltato un pasto.

Alimentazione e sovrappeso

Il problema si presenta quando le abitudini alimentari determinate dagli stati emotivi mettono a rischio una alimentazione sana, portando ad un aumento incontrollato di peso.

Molti esperti dietologi hanno compreso che la soluzione per la maggioranza dei problemi delle persone sovrappeso non consiste semplicemente nel prescrivere una dieta di 1500 calorie al giorno associata all’esercizio fisico, ma nel loro approccio alla perdita di peso e al suo mantenimento, utilizzano tecniche di modifica comportamentale e strategie di gestione delle emozioni.

Essere in grado di capire se si mangia per soddisfare un’emozione è il primo passo verso la guarigione e verso la soluzione al problema dell’aumento di peso di origine emotiva.

Combinare una chiara e semplice guida alla buona alimentazione con dei suggerimenti pratici ed efficaci per l’esercizio fisico è, per molti, solo il 50% della soluzione quando si tratta di perdere peso in maniera definitiva. Capire le ragioni per le quali mangiate troppo, affrontarle e trovare sistemi pratici per cambiare abitudini aumenterà le vostre possibilità di riuscire a perdere peso.

La fame è un inizio di dolore che ci invita a nutrirci; la noia è un dolore che ci costringe a impegnarci in qualche attività, l’amore è un bisogno, se non soddisfatto diviene doloroso.
(Voltaire)